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L’anatra zoppa e i cavalli scuri

Corriere di Bologna

Americanizzazione della politica bolognese? Da un decennio circa le campagne presidenziali negli USA cominciano almeno un anno prima delle elezioni e talvolta, fra pre-posizionamenti e sondaggi, quasi due anni prima. Almeno un paio di volte, in interviste e dichiarazioni, il sindaco di Bologna, Virginio Merola, eletto nel maggio 2011, ha fatto sapere che il suo lavoro gli piace, che portare a compimento i suoi progetti per la città (che, per di più, è diventata “metropolitana”) richiede tempo e che, di conseguenza, è intenzionato a cercare un secondo mandato nelle elezioni del maggio 2016. E’ giustificata tanta fretta nel volere assicurarsi la ricandidatura? Il problema è che, nonostante la sua rapidissima conversione renziana (ma, forse, proprio per questo), Merola sente di non avere il sostegno del partito bolognese nel quale la ditta, non tutta fatta dalla “vecchia guardia”, si sta attrezzando per sfidarlo. Per quanto abbastanza inusuale, la sfida a un sindaco in carica attraverso le primarie è, secondo lo Statuto del Partito Democratico, sicuramente praticabile. Il tempo delle eventuali primarie scoccherà all’inizio della primavera del 2016. Di qui ad allora molto sarà cambiato negli assetti interni del PD che neppure a livello nazionale sembra consolidato.

Nel contesto bolognese, sono in corso le procedure per la scelta, forse l’elezione affidata agli iscritti, del segretario provinciale. Potrebbe non essere una persona “amica” del sindaco. D’altronde, Merola sa che, per diverse, non del tutto infondate, ragioni, molti ritengono che il suo operato non è stato entusiasmante. Qualcuno ricorda anche che la vittoria di Merola nelle primarie 2011 fu assicurata, da un lato, dalla maggioranza del nucleo duro del partito, dall’altro, da quella che chiamerò la fuga dei candidati civici nessuno dei quali volle affrontare il rischioso, ma necessario (anche per capire meglio che cos’è il PD e che cosa vogliono i suoi elettori), percorso delle primarie. Fra le incertezze, le titubanze e le resipiscenze di Merola e le ambizioni, la voglia di rivalsa nei confronti dei renziani, le mire carrieristiche di alcuni, forse troppi, un esito è sicuro: Merola si sente e indubbiamente è molto indebolito in una fase nella quale dovrebbe rilanciare la sua azione di governo per “meritarsi” la riconferma.

Nel lessico politico USA, il sindaco è già diventato “un’anatra zoppa”, che fa fatica nella corsa verso traguardi programmatici di rilievo, proprio quando avrebbe l’opportunità di sfruttare la città metropolitana. Nell’ombra, anche se fanno filtrare ad arte i loro nomi, gli oppositori di Merola si preparano, addirittura scalpitano (al lettore offro un’altra espressione USA: i candidati che si nascondono sono definiti “dark horses”, cavalli scuri). L’effetto complessivo non è certamente quello di cui il governo della città ha bisogno. Difficilmente un sindaco consapevole che il suo partito lo sostiene poco e, anzi, gli scava il terreno sotto i piedi riuscirà ad andare oltre l’amministrazione quotidiana. Bologna ha bisogno di molto di più.

Pubblicato il 13 gennaio 2015

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