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La strada e il coro

Corriere di Bologna

Le spalle forti e le convinzioni più che solide del Cardinale Caffarra hanno sicuramente assorbito le non buone, spesso ingenerose, valutazioni del suo operato che rimbalzano dalle aspettative al limite dell’entusiasmo che accolgono il suo successore nella diocesi di Bologna. Mi sfugge per quale ragione un “prete di strada”, come si definisce Matteo Maria Zuppi, sia automaticamente preferibile a un teologo di vaglia, come fu Giacomo Biffi, e a un ruvidissimo interprete dell’ortodossia, com’è stato Carlo Caffarra. Si dice che l’arcivescovo Zuppi sarebbe migliore di entrambi perché rappresenta il rinnovamento, mi viene da scrivere “ruspante”, ma sento che è irrispettoso, per il quale opera Papa Bergoglio? La verità è che non disponiamo di nessun criterio, tranne le traiettorie biografiche precedenti, per valutare in maniera adeguata le figure dei nuovi vescovi. Per di più, tendiamo a pensare non in termini teologici e pastorali, estranei alla grande maggioranza dei bolognesi, ma in termini banalmente politici. Lercaro piacque perché denunciò i bombardamenti USA in Vietnam. Biffi piacque meno, ma incuriosì e interessò molto per quella sua icastica definizione di Bologna “sazia e disperata”. Caffarra è stato ed ha voluto essere il difensore intransigente di una certa visione, assolutamente legittima, dell’ortodossia. Troppi sembrano attendersi dall’arcivescovo Zuppi una sorta di grande flessibilità specialmente in materia di rapporti umani, ma anche di rapporti con le istituzioni che, a Bologna, significa soprattutto con il sindaco e il Partito Democratico. Essendo entrambi i soggetti ondivaghi, privi di qualsiasi progettualità e, spesso, anche di coerenza su quasi tutte le tematiche –immigrazione, ordine pubblico, legalità, famiglie e unioni civili–, il nuovo Arcivescovo sarà tanto più apprezzato quanto più, da un lato, eviterà di prendere posizioni chiare e nette; dall’altro, si avvicinerà con le sue dichiarazioni a quello che la politica fa un po’ confusamente, in maniera altalenante. Si potrebbe sostenere che i pronunciamenti dell’Arcivescovo Zuppi daranno un contributo quanto più saranno netti e affilati, quanto più costringeranno a riflettere e anche a produrre repliche argomentate. Zuppi valuta molto positivamente il lavoro di confessore: interazione one to one. Quando affermerà e rivendicherà, com’è opportuno, l’importanza e la rilevanza del ruolo pubblico della religione, vedrà che il dibattito sotto forma d’incontro e di scontro, diventa spesso, in questa città, corale. Quante più voci parteciperanno meglio sarà, per tutti, compresi i “preti di strada”, in una città nella quale troppo spesso una coltre di conformismo avvolge, sopisce, soffoca.

Pubblicato il 1° novembre 2015

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