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Astensionismo incubo ipocrita

Corriere di Bologna

Almeno per qualche settimana i vertici del Partito Democratico di Bologna (quelli delle altre città che vanno al voto, no?) affermeranno, pensosi e preoccupati, che l’astensione è il nemico da battere. E’ un’affermazione che contiene parecchie dosi d’ipocrisia. Dovrebbero esserne più convinti i dirigenti del centro-destra poiché, un po’ dappertutto, sono proprio i potenziali elettori dei loro candidati e delle loro liste che manifestano grande propensione all’astensione. Di Berlusconi si possono, e qualche volta si debbono, dire molte cose, ma, nel passato, le sue campagne elettorali erano trascinanti e i suoi effetti, sul contenimento e sulla riduzione dell’astensionismo, notevoli. Da quel che sappiamo delle elezioni politiche del febbraio 2013, il ruolo di riduttore della percentuale di astenuti è stato efficacemente svolto dal Movimento 5 Stelle. Invece di restarsene a casa, insoddisfatti e ingrugnati, molti elettori preferirono andare a scaricare il loro malcontento nelle urne votando il Movimento che prometteva sfracelli contro il sistema. Questo effetto nelle elezioni regionali del novembre 2014 in Emilia-Romagna non s’è visto. Le candidature a cinque stelle non erano granché. La loro campagna elettorale non è stata memorabile, e dire che sui balordi rimborsi un po’ di leva la si poteva fare. Forse, c’è stato un “rimbalzo” dello scontento anche nei loro confronti: un anno e mezzo di parlamento caratterizzato più da conflitti, tensioni e espulsioni che da realizzazioni concerete. Almeno finora, non sembra che né il candidato sindaco Bugani né il Movimento siano in grado di lanciare una sfida credibile e di trovare slogan entusiasmanti e parole d’ordine mobilitanti. Tuttavia, proprio perché l’altissimo tasso di astensione delle regionali è stato sicuramente prodotto da grande parte di un elettorato potenzialmente di sinistra, disgustato dai comportamenti scandalosi del gruppo consigliare del Partito democratico, è a quegli elettori in Bologna che bisogna guardare. Ad oggi il PD non ha fatto proprio nulla per andarli a cercare e per riconquistarli al voto. Le differenziazioni interne al partito non giovano alla causa del voto. Il candidato sindaco non ha mostrato nessuna capacità di accendere gli animi. Le perplessità ripetutamente manifestate nei suoi confronti da quasi tutti dirigenti non gli hanno certamente dato la carica. Invece di fare una vera attività promozionale nelle sedi di partito e in città, il PD ha deciso di affidare la sua comunicazione politica a una ditta (no, non alla “ditta”) di specialisti. Però, chi vuole ridimensionare l’astensione, in particolare in una regione e in una città dotate di senso civico e inclinazione alla partecipazione, dovrebbe cominciare una difficile opera di ricostruzione, non effimera, della politica. I dirigenti dei partiti locali rivelano una certa miopia e di non sapere neanche dove guardare.
Pubblicato il 9 marzo 2016

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