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“Non è come dice qualcuno meglio di niente, ma peggiore dell’esistente”

cattura

Pasquino demolisce la riforma costituzionale
Il politologo: “Non è come dice qualcuno meglio di niente, ma peggiore dell’esistente”
di Mattia Vallieri per estense.com

Arriva nei giorni più infuocati del dibattito politico sul referendum costituzionale e parte da lontano Gianfranco Pasquino. Il famoso politologo, professore emerito di Scienza della Politica ed ex senatore della Repubblica, ha parlato in Biblioteca Ariostea di Ferrara, in un incontro organizzato dall’Istituto Gramsci.

Parte con un excursus storico, ricordando come la parola politica derivi dagli antichi greci (“significava interessarsi di ciò che succedeva nella Polis, stare insieme e migliorare la situazione ”), sia passata per i romani (“il Senato – non un organo politico a caso, ndr – operava in comune con il popolo, importante era la rappresentanza”), abbia avuto un “declino durante l’editto di Costantino”, per poi riemergere con Machiavelli e gli Illuministi che “hanno avuto il merito di staccarla dalla religione e dall’intromissione dell’economia”.

“Dopo la seconda guerra mondiale la politica viene percepita come modalità per ricostruire regole comuni e gli stati nazionali sono visti come ostinati e obsoleti” spiega il professore, ricordando che il focus “passò sulle politiche comunitarie che divennero i luoghi in cui risolvere i grandi problemi”.

Sul tema dell’anti-politica si concentra parte del ragionamento di Pasquino: “È un fenomeno sempre esistito, è soprattutto anti-parlamentarismo e apre la strada ai populismi che non vogliono nessuno tra sé e i cittadini – dichiara l’ex senatore -. È legittimo criticare la politica, anche se si dovrebbero trovare soluzioni, ma è molto pericoloso chi sostiene che i cittadini starebbero meglio se non ci fosse”.

“La politica oggi è diventata più complicata e ci vorrebbero cittadini più interessati, informati e partecipanti” chiosa Pasquino, affermando che “la ricostruzione della politica passa soprattutto dalla cultura. Il processo sarà lungo ma può essere affrontato”.

Passando alla situazione italiana il politologo ricorda Tina Anselmi (“sapeva fare politica in modo sobrio e non sopra le righe, merce rara oggi”) e ribadisce – dopo l’appello pubblico già firmato da diversi giuristi e costituzionalisti – il suo no al prossimo referendum: “La Costituzione italiana non è la colpa della cattiva politica. La riforma proposta non è come dice qualcuno meglio di niente ma peggiore dell’esistente”.

Questione europea. “Spero che la Ue regga anche se ci sono problemi che meritano di essere analizzati – sostiene Pasquino-. Allargamento a Stati che non conoscevano ancora la democrazia è stato troppo rapido e ha comportato tensioni”. Secondo il professore “ci vorrebbe un grande predicatore europeo che oggi non c’è”.

Non è mancata una bordata dell’ex senatore ai fatti oltre Oceano e a Donald Trump (più volte citato durante il passaggio sui rischi del populismo): “Con questo candidato misuriamo il netto peggioramento della politica americana e del Partito Repubblicano che si sta spostando pericolosamente a destra”.

“Dappertutto si registra un indebolimento dei corpi intermedi, partiti e sindacati ad esempio che perdono iscritti, questo comporta una difficoltà per la politica” conclude Pasquino.

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